In un momento di crescente attenzione verso le politiche sanitarie globali, si ritiene necessario fare chiarezza sulle tempistiche e sulle decisioni che coinvolgono il nostro Paese in relazione alle recenti iniziative dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
A causa del nuovo meccanismo d'azione, il vaccino a mRNA autoamplificante (saRNA) solleva più preoccupazioni che mai in merito a sicurezza, oltre che ad efficacia.
1. Era necessario un uso generalizzato del vaccino a saRNA??
2. Il periodo di osservazione sulla sicurezza è troppo breve
3. Una volta che lo si chiama "vaccino", lo si tratta in modo molto più indulgente (rispetto ai i farmaci, e alle terapie geniche)
4. I pericoli delle nanoparticelle lipidiche (LNP), dell'mRNA e delle proteine spike si estendono alle generazioni future.
5. Preoccupazioni relative alla lunga durata di titoli anticorpali elevati.
6. Induzione di anticorpi IgG4 specifici (che ostacolano l'azione degli altri anticorpi verso le infezioni e possono ridurre le difese contro i tumori).
7. Preoccupazioni relative alla trasmissione dei vaccini a saRNA tra cellule e da individuo a individuo.
8. L'mRNA nei vaccini a saRNA potrebbe mutare ulteriormente.
9. Il vaccino saRNA contro la variante JN.1 (che non c'è più...) venduto in Giappone è stato approvato senza test sufficienti
10. Gli eventi avversi riportati dalla sorveglianza post-marketing sembrano eccedere già di molto quelli dei vaccini a mRNA Pfizer.
La loro approvazione è contraria al pubblico interesse.
I video dei relatori:
Le slide degli interventi:
Altri dati scientifici a sostegno del nostro appello al Governo, affinché blocchi la distribuzione dei nuovi e rischiosi farmaci mRNA
• Il 12 dicembre 2024 il “Commitee for Medical Products for Human Use” (CHMP) dell’EMA ha approvato il rilascio di un'autorizzazione all'immissione in commercio per il medicinale Kostaive;
• Il 12 febbraio 2025 la Commissione europea, recependo l’indicazione dell’EMA, accorda l’autorizzazione a immettere in commercio il “Kostaive”.
In che cosa consiste il Kostaive
Si tratta di un preparato a base di vescicole lipidiche artificiali contenenti molecole di mRNA codificanti la proteina Spike di SARS-CoV-2 disegnato per indurre una immunità protettiva contro la COVID-19. Tuttavia, a differenza dei prodotti farmaceutici di Pfizer/BioNTech e Moderna, le molecole di mRNA incluse in Kostaive sono molecole autoreplicanti. Queste molecole, una volta penetrate nella cellula, oltre a innescare la produzione della proteina Spike, hanno la capacità di replicare indefinitamente loro stesse all’interno della cellula.
In base alle attuali conoscenze scientifiche, in linea teorica, a fronte di un accumulo intracellulare di questo mRNA autoreplicante, è inevitabile che la cellula, sulla base di elementari meccanismi di autodifesa, tenda a liberarsene impacchettandolo in nanovescicole (“esosomi” e “vescicole extracellulari") che vengono poi rilasciate nello spazio intercellulare.
Infatti, com'è stato dimostrato dallo studio di Bansal e coautori (rif: https://doi.org/10.4049/jimmunol.2100637), un meccanismo analogo si può verificare con la secrezione di esosomi contenenti proteina la Spike vaccinale (Pfizer/BioNTech), i quali sono stati rilevati nel sangue da due settimane fino a quattro mesi dopo la vaccinazione.
Di conseguenza, queste nanovescicole contenenti mRNA autoreplicante sono destinate ad andare in circolo e diffondersi in tutti i tessuti, incluso quello respiratorio.
Per la loro natura, nanovescicole così composte possono potenzialmente entrare in qualsiasi cellula dell’organismo inoculato e diffondersi in altri organismi senza alcuna barriera di specie, attraverso le vie respiratorie o lo scambio di liquidi biologici. Quindi, sulla base delle attuali conoscenze teoriche, le nanovescicole a base di mRNA autoreplicante avrebbero il potenziale di diffondersi tra gli uomini così come tra gli animali di qualsiasi specie.
Sulla base di questi assunti, appare urgentissima una rivalutazione dell’enorme rischio biologico connesso all’uso di questa tecnologia. Questo al di là di qualsiasi valutazione circa l’opinabile valore aggiunto dell’uso di Kostaive rispetto agli attuali vaccini anti-COVID-19.
Chiediamo accurati test per verificare che il meccanismo di trasmissione, possibile su base teorica, non si verifichi nell'organismo, per evitare gli errori commessi con la somministrazione indiscriminata dei vaccini genetici contro la COVID-19.
Ad esempio, milioni di donne in stato di gravidanza sono state inoculate con i prodotti farmaceutici a mRNA, escludendo a priori la potenziale trasmissione del materiale genetico vaccinale al feto. Tuttavia, lo studio di Chen e coautori (rif: https://doi.org/10.1016/j.omtn.2025.102489) ha recentemente dimostrato la permeabilità della placenta all'mRNA-1273 (Moderna) e l’immunogenicità nel feto.
Perché si è effettuato questo studio solo dopo che milioni di donne in stato di gravidanza sono state inoculate con questi prodotti farmaceutici, senza dar loro la possibilità di un consenso realmente informato?
Invitiamo le Autorità Regolatorie a esercitare la doverosa precauzione.
È infatti già acclarato scientificamente che gli esosomi, oltre a circolare nell'organismo trasportando il loro carico di molecole da un tessuto e da un organo all'altro, possono raggiungere i polmoni e da qui essere esalati all'esterno (rif.: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38988301/ - https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23683467/ - https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11043690/).
L'immissione di RNA autoreplicante nell'ambiente implica rischi ben precisi per gli esseri umani, gli altri animali ed eventualmente anche le piante e l'ambiente nel suo complesso, già chiaramente delineati nella letteratura scientifica (rif.:https://enveurope.springeropen.com/articles/10.1186/s12302-024-00966-x) e che devono essere valutati scrupolosamente nel caso di questo nuovo prodotto.
Che cosa chiediamo
1. Appropriata valutazione preclinica e clinica della sicurezza di tutti i prodotti basati sulle piattaforme biotecnologiche RNA/LNP
2. Moratoria dei farmaci mRNA Autoreplicanti
3. Intervento del Governo Italiano presso la Commissione Europea e l’EMA
Scarica il comunicato CMSi 16 : Il Governo Italiano blocchi i farmaci mRNA Autoreplicanti
Sommario: La cancellazione delle multe a chi non si era sottoposto a vaccinazione, contenuta nel Decreto Milleproroghe, ha suscitato molte polemiche. La CMSi riassume i molti motivi per confermare la misura nella legge di conversione, sia quelli di semplice ragionevolezza, sia quelli fondamentali di merito, di cui è tempo di prendere atto, in base a prove scientifiche ormai consolidate. Nel gennaio 2024 il Comunicato 12 CMSi aveva aperto una discussione critica su una bozza di Piano di Preparazione e Risposta Pandemica, che rischiava di far assumere impegni impropri per 5 anni, nell’inconsapevolezza del Paese e di gran parte del Parlamento. Dopo varie correzioni il Piano sembra ormai in dirittura d’arrivo: non conosciamo però l’ultima versione, né se abbia recepito la modifica davvero essenziale. Cioè, non continuare a fare mero riferimento a ‘Linee Guida’ di altre Istituzioni come Unione Europea ed OMS (ignorando i fallimenti di questa nella gestione pandemica, denunciati anche dalla Commissione d’Inchiesta del Congresso USA), senza l’impegno a verificarle in base alle prove emergenti da un confronto scientifico critico, e in base agli interessi nazionali.
Questo lavoro chiarisce molti equivoci sull’interpretazione e applicazione del protocollo dell’OMS per il riconoscimento del nesso di causalità e fa giustizia di gravi errori che sono stati fatti sulla valutazione degli eventi avversi da ‘vaccini’ anti-COVID-19
Eventi avversi e vaccini anti-COVID-19: perché il protocollo OMS adottato da AIFA non va bene. Lo studio condotto dai ricercatori italiani Bellavite, Donzelli e Isidoro
È stato appena pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Medicine (nel primo quintile delle riviste di Medicina) un articolo dei tre ricercatori medici italiani Paolo Bellavite, Alberto Donzelli e Ciro Isidoro dal titolo (tradotto) “L'algoritmo dell'OMS per la valutazione della causalità degli effetti avversi dopo vaccini anti-COVID-19 basati sulla genetica: insidie e suggerimenti per migliorarlo”.
La pubblicazione è disponibile in lingua inglese accessibile al sito https://www.mdpi.com/2077-0383/13/23/7291 (presto disponibile anche su Pubmed), reperibile nella sua traduzione in italiano sul sito della Commissione Medico Scientifica indipendente (CMSi) qui.
Questo lavoro chiarisce molti equivoci sull’interpretazione e applicazione del protocollo dell’OMS per il riconoscimento del nesso di causalità e fa giustizia di gravi errori che sono stati fatti sulla valutazione degli eventi avversi da “vaccini” anti-COVID-19 (meglio definibili come “pro-farmaci genici immunomodulanti, o “pro-vaccini genici” per semplicità).
Per valutare la correlazione e l’eventuale nesso di causalità tra vaccinazione e gli eventi avversi gravi (inclusi i decessi) che sono segnalati, l'OMS ha proposto e diffuso un protocollo che utilizza un elenco di domande sul caso in esame, le cui risposte servono poi a formulare un giudizio finale seguendo un algoritmo. L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco, al tempo diretta da Nicola Magrini, sostituito da Anna Rosa Marra al 15 gennaio 2023) ha adottato questo protocollo per la valutazione degli eventi avversi in tutti i rapporti emanati nei primi due anni della somministrazione di questi pro-vaccini genici anti-COVID-19. In questo studio, i ricercatori hanno analizzato in dettaglio il protocollo OMS mettendo in luce i difetti della sua applicazione, in particolare quando si ha a che fare con eventi patologici nuovi e inaspettati potenzialmente causati da un pro-vaccino di nuova generazione e di cui si conosce ancora troppo poco. I principali aspetti controversi del metodo OMS (vedi riassunto grafico) riguardano:
(a) il fatto che esclude la responsabilità del vaccino nel caso ci fossero ‘altre possibili cause’ (per esempio, se la persona aveva anche altre malattie);
(b) il fatto che per riconoscere un evento avverso come causato dal vaccino si debba dimostrare la ‘plausibilità biologica’, che è possibile solo se si conosce il meccanismo con cui il vaccino può provocare il danno. Non si tiene conto, cioè, che in molti casi si tratta di reazioni fino a quel momento sconosciute (esempio trombosi e miocarditi);
c) il fatto che l’evento deve verificarsi in una limitata finestra temporale predefinita (mentre molti eventi dannosi possono emergere clinicamente anche a distanza di anni);
(d) la richiesta, per supportare la correlazione, di fare riferimento alla letteratura scientifica, che però è inevitabilmente molto limitata e spesso controversa nelle fasi iniziali di introduzione di nuovi vaccini;
(e) la classificazione della determinazione finale dell'algoritmo in sole tre classi, che lascia ampio spazio alla categoria "indeterminata", del tutto inutilizzabile nella valutazione del rapporto benefici/rischi.
È inevitabile che l’applicazione di questo protocollo abbia ridotto al minimo i casi in cui può essere riconosciuta la responsabilità di questi “pro-vaccini” nel causare eventi avversi gravi o gravissimi.
In pratica, lo studio di Bellavite, Donzelli e Isidoro evidenzia in modo ben documentato che la farmacovigilanza di tipo passivo o spontaneo – l’unica di fatto praticata in Italia (a differenza di quanto fatto in alcuni altri Paesi) –rivela solo una minima parte (anche centinaia di volte meno) degli eventi avversi gravi che un vaccino può provocare. Questo dato sottolinea quanto sia stato erroneo giudicare i vaccini come “sicuri” basandosi solo sui rapporti AIFA. Si pensi che, in Italia, dei quasi mille morti segnalati (verosimilmente già solo una piccola parte di quelli avvenuti realmente) meno del 4% sono stati attribuiti da AIFA a un effetto del pro-vaccino genico.
L’errore – se così vogliamo chiamarlo – più clamoroso sta nel punto (a). Infatti, l’elenco delle “altre cause” cui si è attribuita la causa di morte comprende molte malattie che possono predisporre a un effetto patogeno grave del vaccino (il quale fungerebbe da fattore che scatena il danno finale), o persino correlabili ai possibili effetti del vaccino stesso (disturbi della coagulazione, del sistema nervoso autonomo, autoimmunità). Escludere a priori che il pro-vaccino genico abbia potuto agire da con-causa è ancor più rilevante se si considera che sono stati “forzatamente” vaccinati con priorità proprio i soggetti vulnerabili con malattie concomitanti (ad esempio: cancro, diabete, malattie autoimmuni, malattie cardiovascolari).
L’aver adottato il metodo OMS senza tener conto di questi problemi ha condotto a rapporti di farmacovigilanza distorti, con grave alterazione del rapporto tra benefici e rischi.
L’analisi critica svolta dagli autori è anche spunto per guardare all’applicazione del protocollo alle possibili future pandemie che fossero affrontate con “vaccini” di nuova generazione, suggerendo opportune modifiche, in modo che l'algoritmo dell'OMS sia rivisto tenendo conto degli errori fatti e dei dati epidemiologici del mondo reale.

Paolo Bellavite, email: paolo.bellavite@gmail.com
Alberto Donzelli, email: info@fondazioneallinearesanitaesalute.org
Ciro Isidoro, email: ciro.isidoro@med.uniupo.it
La rischiata approvazione in gennaio 2024 di un’incredibile bozza di Piano di Preparazione e Risposta Pandemica, denunciata nel Comunicato 12 CMSi, poteva compromettere il futuro, nell’inconsapevolezza del Paese e di gran parte del Parlamento. Ora il rischio si può ripresentare.
Inoltre, è oggi pubblicata una ricerca scientifica italiana che mostra che i vaccinati con 1, 2 e ≥3 dosi sono morti nel 2021-22 più dei non vaccinati. Il tema va affrontato con un dibattito urgente, non sarebbe responsabile guardare altrove e continuare a propagandare richiami.
La recente proposta del Senatore Borghi di abolire l’obbligo dei vaccini pediatrici introdotto dalla Legge Lorenzin ha suscitato un vespaio. E la Federazione Italiana Medici Pediatri l’ha subito bollata come “priva di qualsiasi fondamento scientifico”. Eppure è vero il contrario, come mostrano i dati scientifici ed epidemiologici raccolti da 31 Associazioni
Analisi critica della mortalità dall’insieme delle cause in relazione allo stato vaccinale nella provincia italiana di Pescara, negli anni 2021-2022 (pag. 7-11)
In precedenti numeri di questa Lettera [1,2] avevo già dato anticipazioni dei risultati della ricerca discussa in questo contributo, [3] e nella scorsa Lettera di Maggio [4] avevo mostrato gli sconvolgenti aumenti di mortalità da COVID-19 (la malattia da cui i vaccini dovrebbero proteggere) negli inoculati con 1, 2 o 3 dosi di richiamo in otto Paesi europei, tra cui l’Italia. La documentazione è stata tratta dal Report dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) dell’8 aprile 2024. [5] Il follow-up nel Report ECDC si fermava a luglio 2023, quando ancora la perdita di efficacia vaccinale con booster, rispetto ai soggetti con solo ciclo di base da circa 6 mesi, non aveva raggiunto la significatività statistica. Ma gli intervalli di confidenza apparivano drammaticamente sbilanciati verso l’aumento di mortalità, con un deterioramento progressivo nei mesi che lasciava supporre un definitivo tracollo, se solo il follow-up fosse proseguito un poco di tempo in più.
Il contributo odierno, ancora più sostanziale, fa riferimento a un importante articolo pubblicato su Microorganisms, [3] rivista biomedica di prima fascia (indicizzata, su PubMed, con Impact Factor 4,1). Si tratta di un deciso passo avanti, perché (di)mostra al meglio delle attuali possibilità che le vaccinazioni antiSARS-CoV-2, ribattezzate antiCOVID-19 da quando è diventato notorio che non proteggano dall’infezione, non hanno protetto neppure dalla mortalità totale. Anzi, in una provincia italiana di 300 mila abitanti è accaduto l’esatto contrario. E questo già nel periodo da gennaio 2021 a dicembre 2022, quando i vaccini godevano ancora di un credito quasi generale…
Che cosa fa di questa ricerca un avanzamento così importante? Il fatto che ai risultati si è giunti:
Scienziati di rilievo mondiale come il matematico e Professore di Rischio Norman Fenton e lo statistico bayesiano Prof. Martin Neil (della Queen Mary University di Londra) avevano già espresso un forte appoggio alla nostra ricerca quando era comparsa in preprint sul repository della rivista Epidemiologia e Prevenzione (dov’è tuttora pubblicata nella versione non ancora migliorata con i suggerimenti e rilievi dei revisori). [7] Adesso sono subito tornati a congratularsi sul loro celebre Where are the Numbers? [8] Uniche considerazioni sul loro apprezzatissimo commento: la provincia di Pescara non raggiunge il quasi milione di abitanti, come dicono con entusiasmo, ma comunque ne conta 300 mila. E non abbiamo corretto per il Healthy-vaccinee bias, come potrebbe far pensare il gioco di parole cui ricorrono Fenton e Neil (un-healthy-vaccinee bias, che in realtà si riferisce alla correzione multivariata per le patologie che affliggevano i deceduti, dunque più propriamente al confounding by indication). Se avessimo potuto correggere anche per il Healthy-vaccinee bias, cosa ad oggi impossibile per i motivi spiegati nel nostro articolo, è probabile che lo svantaggio dei vaccinati sarebbe stato ancor maggiore… [per comprendere che cosa sia e quanto possa pesare l’healthy-vaccinee bias, si invita a visionare le tre ulteriori slide riprodotte alla fine di questo contributo, o ad approfondire su MedCheck [9]
E peggio ancora se avessimo potuto anche fare una correzione per i bias di categorizzazione dei diversi stati vaccinali, che nel testo definiamo - come ha fatto Peter Doshi [10] - “case-counting-window bias”, altrimenti descritti come “illusione statistica” o “cheap trick” da Fenton e Neil [11] (correzione impossibile per la manipolazione a monte dei dati con lo shift dei 14 giorni, o attribuzione allo stato vaccinale precedente di quanto accade dopo ogni inoculo, tuttora previsto dai criteri ISS). [chi voglia approfondire questo grave e diffuso errore metodologico potrà farlo qui: Pacchetto N 4 - Errori metodologici (quasi?) universali che aumentano in modo illusorio efficacia e sicurezza dei vaccini COVID nelle ricerche di disegno osservazionale | CMSi (cmsindipendente.it), anche grazie a una più amichevole illustrazione in italiano a cura dell’epidemiologo Prof. Stefano Petti].
Per non dire dell’ulteriore peggioramento per i vaccinati, se i dati si potessero correggere per l’effetto harvesting, dovuto al fatto che i fragili più suscettibili ai danni da vaccino muoiono nel ricevere le prime dosi, dunque non sono più in vita per morire dopo la 3a dose e le successive…
Per concludere, come già osservato da Fenton e Neil nel precedente commento al nostro articolo su EpiPrev [7] “this is clearly the best quality study we have available on Covid-19 vaccination to date”. È un passo avanti potenzialmente decisivo per ristabilire una verità censurata e negata, nel riconoscere la quale persistono barriere diffuse anche all’interno di élite culturali.
A cura di Alberto Donzelli

2) bias (errore sistematico) del vaccinato sano (e/o meno prossimo al fine vita)


